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DESCRIZIONE :
Il gruppo
Il Gruppo Canterini e danzerini romagnoli "T.Baruzzi" di Imola è composto attualmente da una cinquantina di elementi suddivisi tra la corale (che ne comprende circa 30), ed il gruppo di ballo che annovera tra le sue file all’incirca una ventina di ballerini. L’età dei componenti è molto varia e si aggira tra gli undici e i settanta anni.
Le origini del gruppo
Di fronte a tutte le altre regioni d’Italia, la Romagna è stata sempre fra le prime ad onorare l’immenso patrimonio delle proprie tradizioni.
L’istituzione dei Canterini Romagnoli è nata da una idea del poeta Aldo Spallicci con il proposito di tramandare gli aspetti salienti di una civiltà agreste e le manifestazioni più tipiche dello spirito popolare romagnolo usando la parlata dialettale.
Il canto ha sempre trovato una congeniale rispondenza in ogni anima romagnola. Ben si deduce pertanto come col canto, depositario di vecchie usanze, si poteva realizzare pienamente questa intuizione. Le note musicali dei maestri Cesare Martuzzi, creatore del primo gruppo di Canterini, e Balilla Pratella subito entusiasmarono e si diffusero rapidamente in tutta la Romagna riportando consensi unanimi.
Sorsero i primi gruppi o "camerate" come si chiamavano allora.
Quella imolese venne istituita nel 1927 con l’ausilio del musicista e studioso di etnofonia Balilla Pratella. L’idea ed il merito maggiore, tuttavia, furono di Pietro Tarabusi e dei dirigenti del Circolo degli Artigiani di Imola, tra cui Nino Zani e Roberto Bassi, che compresero l’importanza dell’iniziativa e si prodigarono generosamente per avviare la nascente corale imolese.
Le cante, con il dialetto e le usanze romagnole, in effetti avrebbero potuto diventare un efficace elemento di coesione nella terra di Romagna.
La tradizione attraverso gli anni
Inizialmente diretta dal M.o Antonio Montanari, la corale di Imola si affermò definitivamente sotto la direzione del Maestro Turibio Baruzzi, uomo colto e compositore in primo piano fra i cultori del nostro canto popolare. Egli divenne l’artefice di una lunga serie di successi riuscendo a plasmare la compagine dei Canterini imolesi così bene da essere considerata dallo stesso Pratella una delle migliori d1talia di quell’epoca. Continuò a svolgere la sua preziosa opera fino alla sua morte, sopraggiun.ta nella primavera del 1944. Per queste ragioni, oggi, il Gruppo imolese doverosamente porta il nome dell’illustre e indimenticabile Maestro TURIBIO BARUZZI.
Alla direzione del coro si sono avvicendati successivamente, distinguendosi per impegno e capacità musicali : Marino Manuelli, Giovanni Benini, Antonietta Fanti, Furio Giovannini e Fabrizio Bugani, attuale direttore.
Nel 1946, terminato l’ultimo conflitto mondiale, fu ripresa l’attività con una importante novità : ai Canterini si aggiunsero i suonatori e i danzerini. Sensibili al trapasso di una antica ricchezza spirituale e di sentimenti in un tempo nuovo, si volle riportare alla luce, con approfondite ricerche, i balli antichi e tradizionali della campagna di Romagna.
Tutto il folclore romagnolo, le tradizioni e il costume del popolo, portano infatti il contrassegno inconfondibile dell’ambiente rurale, perché l’attività prevalente in tutta la Romagna era senza dubbio l’agricoltura. Quello che in passato era una manifestazione spontanea, diventando spettacolo, si converte in folclorismo.
E’ così dunque che, con la introduzione del complesso musicale e dei danzerini, l’iniziale corale si trasforma in : GRUPPO FOLKLORISTICO CANTERINI E DANZERINI ROMAGNOLI "TURIBIO BARUZZI" di IMOLA.
I costumi
E’ necessario tenere presente innanzi tutto che le tormentate vicende storiche di Romagna hanno determinato mutamenti più o meno profondi non solo sulle strutture economiche e nell’ambiente sociale, ma anche nelle usanze comuni e nel modo di vestire.
Le sette città romagnole (Cesena, Faenza, Forlì, Imola, Lugo, Ravenna e Rimini) hanno continuato nel tempo a imporre la propria individualità, impressa soprattutto nella letteratura dialettale, ma anche nelle semplici tradizioni. A questo punto si comprende perchè ogni città presenta differenze nelle caratteristiche dei propri costumi. L’unico a conservare gli elementi distintivi inconfondibili del costume tradizionale risulta essere quello "contadino" che, trattandosi di un abito di lavoro, era di foggia molto semplice.
Il gruppo imolese, sia pur apportando nel tempo delle modificazioni, in linea di massima ha conservato alcune caratteristiche tipiche del contado.
Attualmente l’uomo indossa calzoni e una corta giacchetta della medesima stoffa ; una camicia bianca ; al collo un fazzoletto sgargiante ; avvolta sui fianchi una larga fascia multicolore ;calze rosse e scarpe di vacchetta gialla ed in testa la caratteristica cappellina di paglia. Il costume dei ballerini maschi si differenzia quando vengono eseguiti i cosiddetti "balli montanari" ; nella circostanza indossano pantaloni e gilè di colore scuro e con camicia di flanella.
La donna porta una larga gonna a fiori che giunge fino alla caviglia ; sopra la gonna un grembiule della stessa lunghezza ; una camicetta ; un bustini di velluto stretto in vita ; un ampio scialle sulle spalle ; calze bianche a righe rosse e, nei piedi, una semplice calzatura. Per esigenze coreografiche le danzerine vestono anche una gonna più corta della tradizionale, con strisce orizzontali variopinte.
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